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Estratto di sociologia poliziesca

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merculli
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Estratto di sociologia poliziesca

Messaggio da merculli » 18/09/2019, 18:32



ESTRATTO DI SOCIOLOGIA POLIZIESCA



Esordisco questa concisa introduzione ringraziando tonno, stimatissimo amico e compagno di qualche avventura, che mi ha gentilmente fornito il primo testo sul quale ho basato l'intera opera che segue. Uso il termine 'opera' non per elevare la guida a qualcosa di superiore, ma per far presente che l'intero elaborato è costato un non indifferente sforzo di redazione. L'intera opera è stata scritta con l'ausilio di più fonti di informazioni, tra cui enciclopedie (in particolare Wikipedia), libri di materia, articoli di giornale, estratti di studi antropologici, sociologici e psicologici e testimonianze video e testuali (in particolare police blogs).

Nella guida si vanno a trattare gli aspetti più umani, antropologici e psicologici, che riguardano la vita e la psiche degli agenti di polizia statunitensi e l'ambiente in cui lavorano e sviluppano la propria vita. Nella guida non sono presenti procedure o tecnicismi operativi: essi vengono ritenuti di totale irrilevanza e di importanza secondaria (se non terziaria) per lo sviluppo di un personaggio inquadrato in un ambiente di polizia; la guida non espone una filosofia specifica sul come le fazioni di polizia debbano essere o debba fare.

Nota bene. Pubblico questa guida, tutt'ora incompleta, poichè ho smesso di lavorarci un paio di mesi fa. Probabilmente lo stato rimarrà questo. Quindi preciso che all'interno dell'elaborato potrebbero essere presenti errori di ogni tipo, come imprecisioni, errori grammaticali, refusi, appunti e cancellature brusche. Il lettore tenga sempre presente di star leggendo una bozza.

Nach




CAPITOLO I
VITA ALL'INTERNO DI UNA STAZIONE DI POLIZIA



L'uomo è un animale sociale. Per sopravvivere ha bisogno di vivere in società con i suoi simili e, necessariamente, di collaborarci per fini e scopi comuni. Questa tesi si palesa in forma rinforzata quando si prende in esame la sociologia di una comitiva, più o meno estesa, che per raggiungere dei risultati urge di una forte coesione sociale. L'esempio più rampante e vicino al nostro quotidiano è una squadra sportiva. Probabilmente alcuni di voi hanno praticato dello sport di gruppo, come il calcio, il rugby o altri simili. La relazione che si crea con i compagni di squadra, la maggior parte delle volte, risulta essere forte, in sintonia, a pari livello di una fratellanza. Questo avviene anche, e soprattutto, nei gruppi di lavoro dove, oltre che lavorare per ottenere obbiettivi comuni, si rischia anche la vita; faccio riferimento a stazioni di polizia, caserme dei vigili del fuoco, eccetera.

Nella realtà, la figura più verosimile a una police station è quella di una famiglia allargata. In questa sede gli agenti di polizia affrontano spalla a spalla i problemi che riguardano il proprio orario di servizio, e non solo. Avendosi a che fare per una grande parte della giornata e, letteralmente, badandosi l'un l'altro a vicenda, è inevitabile che gli agenti di polizia si affiatino e vengano coinvolti in una relazione di amicizia profonda. Il quieto vivere è un elemento fondamentale, se è un'altra persona a doverti salvare la vita rischiando la propria. E' inverosimile cercare di fottersi (termine studiato), a livello dipartimentale, a vicenda per motivazioni futili o semplice antipatia.

Se non si vuole vedere la police station come una famiglia, urge vederla come una squadra di calcio: si gioca per lo stesso obbiettivo, non conviene rompersi le scatole a vicenda e non si infamano gli altri. Rompere le uova nel paniere di un agente di polizia, indipendentemente dalle uova, porta gli altri agenti a sentirsi coinvolti, come se venisse colpito un fratello o una sorella. Un poliziotto con la bocca larga che sputtana ogni ufficiale e lo segnala, al novanta percento viene messo da parte perchè reputato pericoloso e infame. Passare più della metà della giornata con persone che ti schivano o non ti rispettano è chiaramente frustrante, e soprattutto è inverosimile che perduri.

Così come esiste il cameratismo, esiste anche il nonnismo e, anche se nessuno lo attua, è un elemento che è bene non dimenticare prima di far intraprendere alcune azioni al proprio personaggio. Non cedere ad azioni vessatorie da parte di ufficiali più anziani, segnalandone immediatamente anche i più minimi accenni, è inverosimile e soprattutto lede all'ambiente interpretativo che si sprona a creare e mantenere. Essere deboli, bullizzati o vessati da altri colleghi, è un elemento che un agente di polizia tende a tenersi per se, o a risolvere trasferendosi. Questo perchè, agli occhi di chi comanda, l'agente non sarebbe in grado di gestirsi con veri criminali o in situazioni difficili (il che porterebbe alla creazione di casini che i tenenti/capitani tendono ad evitarsi), e soprattutto non è stato in grado di integrarsi al meglio con gli altri.

Spesso e volentieri è chi detiene il grado più alto che ha ragione, indipendentemente da come sono andate le cose. A chi comanda non frega realmente nulla dei problemi di un sottoposto, purchè questi non alterino le sue prestazioni, peggiorandone il rendimento. A questo punto l'agente diventa (nella maggior parte dei casi) un vero e proprio problema di cui bisogna liberarsi. Chi comanda bada solo e semplicemente a come una cosa possa giovargli in reputazione; un sottoposto problematico, piagnucolone, poco sveglio, vessato o bullizzato, è un elemento antiestetico che sicuramente abbassa la reputazione della divisione, in uno schema di prestigio manageriale.

La vita di un agente di polizia è sempre sul filo, specie se inquadrato in attività di pattugliamento in zone segnate da un grosso indice di criminalità. Questo porta gli agenti di polizia ad occuparsi l'uno dell'altro, a toccarsi ed ad aiutarsi. Gli agenti si devono fidare l'uno dell'altro per sopravvivere; non possono permettersi di essere distratti nel riflettere e rimuginare sul doppio senso delle cose. Un agente di polizia donna non può esitare a scavalcare un muro con l'aiuto di un agente uomo, per paura che questo le tocchi il sedere o ne approfitti. Da agenti dell'altro sesso è comune aspettarsi un mero rapporto di lavoro, estromesso dal carnale desiderio di instaurare una relazione diversa o che vada oltre la semplice fratellanza (intesa come amicizia salda).

Le relazioni tra due agenti appartenenti alla stessa police station non sono viste di buon occhio. Esse, secondo la comune opinione, rompono il rapporto di fiducia interno e mettono in dubbio l'integrità dei rapporti di amicizia degli altri. Insomma, queste relazioni ledono al dogma della fratellanza priva di secondi fini, e non dovrebbero essere coltivate. Tuttavia, sono per lo più accettate, malgrado sia necessario agli occhi di tutti un intervento dell'amministrazione, affinchè trasferisca uno dei due.

Purtroppo l'omosessualità e la bisessualità sono escluse dalle cose che un agente di polizia possa decidere di accettare. Malgrado molti dipartimenti di polizia decidano di far sfilare alcuni dei propri agenti mano nella mano durante i vari Gay pride, l'omosessualità è generalmente rimasta un tabù. Non c'è omertà che tenga, un agente che non sia etero è un problema per tutti. Volgarmente, un agente gay stona in una stazione di polizia e viene sicuramente escluso, e sottoposto a vessazioni decisamente più pesanti degli altri. D'altronde, molti di voi bigotti idioti non assumerebbe lo stesso atteggiamento?

Lo stereotipo scemo dell'omosessuale ossessionato dal sesso, che ci prova con tutto ciò che sia del suo stesso genere, sembra aver ben aderito alle menti di moltissimi agenti di polizia. Il fatto che poi, alla fine turno, nello spogliatoio ci si trovi a fare la doccia, e poi nudi per un variabile lasso di tempo, contraria un sacco l'agente bigotto, che si sente spesso schifato dalla presenza del collega non etero.

L'agente non etero dunque si trova isolato, senza la famosa birretta dopo il turno, con un compagno di pattuglia tipicamente costretto (poco attento e muto per paura di essere associato allo stesso gruppo sociale), spesso con scritte disdicevoli sull'armadietto e negato del saluto. Questa situazione, se perdurata, porta inevitabilmente ad un crollo psicologico variabilmente grave. Ecco perchè numerosi poliziotti non fanno coming out e/o restano senza coniuge. Un esempio cinematografico di questi atteggiamenti è l'agente John Cooper, nella serie tv Southland, che, una volta rivelata la propria omosessualità, si trova compromesso.

Molti di voi pensano (anche per convenienza) che ci sia discriminazione di genere tra le omosessualità. Così non è: tutti i tipi di tendenze distinte da quella etero vengono in egual modo trattate dall'ignoranza degli ambienti di polizia. Non corre alcuna differenza tra quello che viene maschilmente descritto come "gay" e quella indicata con l'appellativo di "lesbica". Una situazione di chiusura analoga la si è più volte riscontrata (in termini decisamente peggiori) nelle organizzazioni criminali, sia di basso che di alto livello. In un'organizzazione di strada (volgarmente indicata con il vocabolo anglofono di "gang"), caratterizzata da membri di qualsiasi etnia, le tendenze omosessuali vengono trattate come autentici affronti alla natura umana, addirittura passibili di morte. Nelle famiglie criminali, invece, l'omosessuale viene semplicemente messo al pari livello di un invalido che, se stona, può tranquillamente essere eliminato.

Con questo non si intende mettere al bando la possibilità di interpretare un personaggio omosessuale, ma semplicemente di esternarne le tendenze come se fossero normali in un ambiente come quello della polizia. Mentire in un modulo In Character per nascondere l'omosessualità del personaggio non è considerato un atto criminale o per il quale urge attivare la corruzione. E' necessario ricordarsi la distinzione che c'è tra il personaggio ed il suo possessore: siamo in un gioco e dobbiamo interpretare il nostro personaggio a seconda del contesto, non di come siamo fatti.

Un aspetto interessante è la nomea post-sparatorie: un sopravvissuto ad un evento del genere, magari stendendo un cattivone, viene chiamato dai partners "cowboy", "killer", e così via... Insomma, schedato mentalmente come un poliziotto che non sa tenere la pistola nella fondina: questo può condurre non necessariamente a conseguenze negative, ma persino ad un premio. Una conseguenza sicura è il suo spostamento nel Distretto opposto, sapendo che la società locale potrebbe semplicemente considerarlo un assassino o un pazzo e protestare.




CAPITOLO II
SINDROME DA BURNOUT



La “sindrome del burnout” è una tipologia specifica di disagio psicofisico connesso al lavoro che interessa, in varia misura, diversi operatori e professionisti che sono impegnati quotidianamente e ripetutamente in attività che implicano le relazioni interpersonali. Il problema è stato riscontrato in modo predominante in coloro che operano in ambiti sociali e sanitari come medici, psicologi, assistenti sociali, insegnanti, counselors, esperti di orientamento al lavoro, fisioterapisti, operatori dell'assistenza sociale e sanitaria, infermieri, guide spirituali, missionari, agenti delle forze dell'ordine e operatori del volontariato.

A partire dai primi anni in cui il fenomeno è stato studiato, esso è stato riscontrato anche in tutti quei mestieri legati alla gestione quotidiana dei problemi delle persone in difficoltà, a partire dai poliziotti, vigili del fuoco, fino ai consulenti fiscali, avvocati, nonché in quelle tipologie di professioni educative (es. insegnanti) che generano un contatto, spesso con un coinvolgimento emotivo profondo, con i disagi degli utenti con cui lavorano e di cui guidano la crescita personale. Ne consegue che, se non opportunamente trattati, questi soggetti cominciano a sviluppare un lento processo di "logoramento" o "decadenza" psicofisica dovuta alla mancanza di energie e di capacità per sostenere e scaricare lo stress accumulato (il termine burnout in inglese significa proprio "bruciarsi"). In tali condizioni può anche succedere che queste persone si facciano un carico eccessivo delle problematiche delle persone a cui badano, non riuscendo così più a discernere tra la propria vita e la loro.

Il burnout comporta esaurimento emotivo, depersonalizzazione, un atteggiamento spesso improntato al cinismo e un sentimento di ridotta realizzazione personale. Il soggetto tende a sfuggire l'ambiente lavorativo assentandosi sempre più spesso e lavorando con entusiasmo ed interesse sempre minori, a provare frustrazione e insoddisfazione, nonché una ridotta empatia nei confronti delle persone delle quali dovrebbe occuparsi. Il burnout si accompagna spesso ad un deterioramento del benessere fisico, a sintomi psicosomatici come l'insonnia e psicologici come la depressione. I disagi si avvertono dapprima nel campo professionale, ma poi vengono con facilità trasportati sul piano personale: l'abuso di alcol, di sostanze psicoattive ed il rischio di suicidio sono elevati nei soggetti affetti da burnout.

Conseguenze a livello individuale:

• Atteggiamenti negativi verso i clienti/utenti
• Atteggiamenti negativi verso se stessi
• Atteggiamenti negativi verso il lavoro
• Atteggiamenti negativi verso la vita
• Calo della soddisfazione lavorativa
• Calo dell'impegno verso l'organizzazione
• Riduzione della qualità della vita personale
• Peggioramento dello stato di salute

Conseguenze a livello organizzativo:

• Aumento dell'assenteismo
• Aumento del turnover
• Calo della performance
• Calo della qualità del servizio
• Calo della soddisfazione lavorativa




CAPITOLO III
BLUE WALL OF SILENCE



Il "Blue wall of silence", conosciuto anche come "il codice blu" o "lo scudo blu", è un termine usato negli Stati Uniti per indicare la regola informale che presumibilmente esiste tra gli agenti di polizia per non riferire sugli errori, cattiva condotta di un collega, o crimini, inclusi episodi di brutalità poliziesca (police brutality). Se interrogati su un incidente di presunta cattiva condotta che coinvolge un altro ufficiale (ad esempio, nel corso di un'inchiesta), mentre segue i dettami del codice, l'ufficiale interrogato rivendicherebbe l'ignoranza in merito ai fatti o dichiarerebbe di non aver visto nulla.

La "Police Culture" o "Cop Culture", ​​come viene talvolta chiamata dagli agenti di polizia, ha creato una barriera contro l'arresto degli ufficiali corrotti. La police culture implica un insieme di valori e regole che si sono evoluti attraverso le esperienze degli ufficiali e che sono influenzati dall'ambiente in cui lavorano. Dall'inizio delle loro carriere, gli agenti di polizia vengono iniziati alla "cultura della polizia". Durante l'apprendimento di pratiche e doveri, le reclute imparano anche i valori che vengono tramandati in questi ambienti, come il senso di missione, l'azione, il cinismo, il pessimismo, il maschilismo, il sospetto, il conservatorismo, l'isolamento e la solidarietà. Le esclusive richieste che vengono poste agli agenti di polizia, come la minaccia di pericolo, così come il controllo da parte del pubblico, generano un ambiente strettamente tessuto che favorisce lo sviluppo di sentimenti di lealtà. Questi valori sono rivendicati per tramandare il codice: isolamento e solidarietà portano gli agenti di polizia ad attaccarsi ai loro simili, producendo una mentalità, più percepita che reale, del "noi contro di loro". La mentalità del "noi contro di loro" porta gli ufficiali a sostenersi a vicenda e a rimanere fedeli l'uno all'altro; in alcune situazioni porta al non "ratting" sui colleghi.

La pratica del/la Whistleblowing (un agente che segnala un altro agente) non è affatto comune. Sfidare il "codice blu" significherebbe sfidare tradizioni di vecchia data e i sentimenti di fratellanza all'interno dell'istituzione. Anche la paura delle conseguenze può avere un ruolo importante. Queste conseguenze possono includere l'essere evitati, la perdita di amici e la perdita del "back-up" (ci mettono più tempo ad arrivare o non arrivano proprio, eh sì), oltre che ricevere minacce fisiche o la messa in esposizione della propria cattiva condotta. Cominciare una guerra sotto lo stesso tetto crea solamente caos ed è quasi inverosimile in un ambiente come questo.

Lo spergiuro o "testamento della polizia" (nel gergo della polizia degli Stati Uniti) si verifica quando un ufficiale dà false testimonianze in tribunale. Gli ufficiali che non mentono in tribunale possono a volte essere minacciati e ostracizzati dai colleghi. Nel 1992, la "Commission to Investigate Allegations of Police Corruption" (nota anche come Commissione di Mollen), a New York, ha intrapreso un'indagine di due anni sulla falsa testimonianza che membri delle forse dell'ordine offrivano nelle aule giudiziarie. La commissione portò alla luce che alcuni ufficiali falsificarono documenti, come rapporti di arresto, mandati e prove, per fornire "copertura" ad arresti ingiustificati o ricerche illegali. Venne fuori che molti poliziotti, posti sotto giuramento in aula, dichiararono deliberatamente il falso, non per avidità, ma perché credevano di imprigionare persone che lo meritavano o per coprire colleghi che lo credevano. Questa pratica era incentivata e sostenuta addirittura da alcuni procuratori distrettuali.

Un dipartimento di polizia è responsabile solo della prevenzione della corruzione tra gli ufficiali. In un'ipotetica citazione in giudizio nei confronti di un agente di polizia, i querelanti devono dimostrare che l'ufficiale stava seguendo i dettami del codice, o che partecipava alla negligenza e alla condotta illecita, per farlo condannare. Spesso è difficile far condannare un ufficiale che segue il codice o altre forme di corruzione, perché gli agenti sono protetti dalla "defense of immunity", che è un'esenzione dalle pene e dagli oneri che la legge generalmente pone ai privati. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha costantemente affermato che agli agenti è stato concesso il beneficio del dubbio di aver agito legalmente nell'adempimento dei loro doveri, una posizione ribadita in Saucier v. Katz .

Gli agenti di polizia hanno maggiori probabilità di coprire certi tipi di errori da parte dei colleghi. Uno studio ha mostrato che l'uso eccessivo della forza era il crimine più comunemente protetto dal codice. Altri due studi suggeriscono che alcuni poliziotti ritengono che il codice sia applicabile nei casi di "brutalità illegale o di piegamento delle regole al fine di proteggere i colleghi dai procedimenti penali".

Casi come lo scandalo Rampart, e molti altri casi di corruzione della polizia, dimostrano che la cultura del codice blu può estendersi a occultamenti di altri livelli di crimine, acquisiti o meno. Il codice è stato definito "La campagna di maggior successo degli Snitchin in America", riferendosi a casi in cui la polizia copriva i misfatti dei colleghi e dove gli informatori (agenti che affrontavano il codice) venivano molestati, sanzionati professionalmente o costretti a ritirarsi.




CAPITOLO IV
ANTROPOLOGIA DELL'USO DELLA FORZA



Per questa sezione della guida mi limito ad indirizzarvi ad un articolo di giornale (link). Internazionale è un settimanale italiano d'informazione, ispirato dall'equivalente francese Courrier International (1990).

L'articolo proposto ha come protagonista un interessantissimo sunto scientifico condotto dall'antropologo francese Didier Fassin sull'uso della violenza da parte della polizia. Non mi sembra corretto nei confronti del periodico copiare ed incollare tutto per attirare l'attenzione del lettore, quindi mi limito ad una piccola citazione introduttiva:

« Può sembrare strano stupirsi dell’esistenza delle violenze commesse dalla polizia. Da un punto di vista sociologico [...] la violenza è infatti costitutiva del ruolo stesso della polizia. Nelle società moderne, è alla polizia che lo stato delega il suo “monopolio dell’uso legittimo della forza fisica”, secondo la celebre formula di Max Weber. [...] »




CAPITOLO V
VITA PRIVATA, POLITICA ED ECONOMICA



L'orario di servizio, generalmente, coinvolge solo 8 ore della giornata, malgrado talvolta sia possibile svolgere degli straordinari o fare il doppio turno. Il restante tempo libero viene occupato da faccende più disparate. Qualche paragrafo più su abbiamo già introdotto un paio di concetti base, che tuttavia influenzano anche la sfera privata di un agente. Ricordate? Abbiamo usato parole chiave come isolamento, conservatorismo, lealtà e maschilismo, teniamole bene a mente.

Esordisco con la vita economica di un agente di polizia. Sfatiamo un mito, che negli ultimi anni non ha fatto altro che portare alla luce serissimi errori di interpretazione: gli agenti di polizia, anche negli USA, guadagnano poco. Il salario non è un granchè, malgrado ad una prima occhiata potrebbe non sembrarlo. Prendiamo coscienza della scala salariale del Los Angeles Police Department (link) che, per ovvi motivi, è un'ottima base di riferimento nel contesto italiano attuale di San Andreas Multiplayer.

Spesso capita di vedere personaggi reclute che acquistano bellissime auto e che posseggono ville in quartieri decisamente esclusivi. Questo è sbagliato. Utilizziamo la scala per capire perchè. Prendiamo in esame l'Ufficiale II, appunto; percepito mensile intorno ai 6000 USD. Bella somma, insomma, sembrerebbe molto più di uno stipendio medio italiano, e lo è eh. Però, chi di voi vive in affitto potrà capire meglio. Uno stipendio italiano medio è 1500/2000€ al mese; affitto medio definito a 450/500€; conto presto fatto: rimangono 1000/1500€ per altre spese. Per questo molti di voi non hanno una sportiva ma un'utilitaria.

Il discorso qui è il medesimo, ma con numeri diversi (link). L'affitto di un monolocale di 45 mq (una stanza per i meno perspicaci) a Los Angeles può costare dai 1370 ai 2030 USD, dipende dalla zona, il miglior prezzo non è a Los Angeles centro, ma nelle zone di terza fascia. Effettivamente 45 mq è poco per vivere, non ci sta neanche la cucina (e quindi dovremmo mettere in lista spese periodiche più grandi per mangiare fuori), passiamo a qualcosa di più grosso: appartamento di 85 mq, l’affitto mensile medio si aggira tra 1950 USD e 2380 USD, dipende dalla zona. Poi ci sono le bollette, mantenimento auto (non decisamente la Maserati), cibo, manutenzioni varie, spese impreviste, eccetera. L'atto di accendere un mutuo è faticoso, molto, servono garanzie (si, case da mettere in ipoteca, etc), quella malinconia da "non ce la faremo" e, soprattutto, costerebbe decisamente di più di un affitto; per questi motivi è da escludere per agenti di grado basso e single. Chi di voi vive in un altro paese sà che il costo della vita varia: se in Italia un determinato prodotto lo paghi dieci euro, è possibile che in Germania lo si possa trovare a cinque o anche meno. La vita negli Stati Uniti è generalmente più costosa, oltre che proporzionata agli stipendi, specie in città metropolitane come Los Angeles.

Questa vita economica, non proprio ottimale e sfarzosa, porta l'agente a caricarsi di lavoro extra: straordinari (anche durante le feste come Natale o Pasqua), doppi turni, assegnazioni a più incarichi per i bonus stipendiali, cercar di avanzare di grado, eccetera. Questo però lede alla sfera privata: i rapporti con fidanzate/i, mogli/mariti e famiglie vengono logorate per l'assenza e dalla stanchezza, si palesano sempre di più gli effetti da sindrome da burnout, si cerca di guadagnare in altri modi più semplici (facendo ad esempio da gorilla a qualche festa) e si assumono atteggiamenti spesso disdicevoli (si vendono informazioni alla stampa, si accettano bustarelle, si rubano oggetti confiscati come soldi (link) o narcotici, etc). In maniera molto più frequente di quel che si pensa, gli agenti delle polizie locali tendono a farsi assumere in settori privati, spesso con il ruolo di consulenti (nella cinematografia, ad esempio), informatori (per stampa, investigatori privati, cacciatori di taglie o per persone facoltose), ma anche addetti alla sicurezza; chiaramente non ufficialmente, si parla del corrispondente del nostro "lavoro nero". L'implicazione di agenti di polizia in quest'ultima professione spesso sfocia nella commissione dei crimini più disparati. Tale problematica è tutt'altro che recente: già nell'inchiesta sulla morte dei rapper Tupac Shakur e Notorius B.I.G. vari agenti della polizia di Los Angeles, assunti come tirapiedi, risultarono coinvolti nei delitti.

Malgrado questo, non si intende assolutamente far passare il concetto che gli agenti di polizia siano degli accattoni; anzi vivono una vita dignitosa, solo non sfarzosa o a grande elasticità economica. Molti dipartimenti di polizia, come anche il Los Angeles Police Department, adottano politiche di austerità personale, impedendo ai propri dipendenti di contrarre debiti tali per cui possano poi palesare disagi di carattere economico.

Cercare di arrotondare con qualche lavoro extra, talvolta poco pulito, è un sintomo più che normale se si percepisce un salario statale. La pesantezza del lavoro, associata ad una bassa remunerazione, porta la maggior parte degli ufficiali ad uno stato di insoddisfazione, che spesso sfocia nella sindrome da burnout: si comincia a far uso anche di sostanze psicotiche, ad abusare di sostanze alcoliche e a peggiorare lo standard lavorativo. Soprattutto, l'agente perde il senso di missione, si disillude e conclude che si può trascinare fino alla pensione senza fare l'eroe, salvandosi le chiappe ed evitando di crearsi grane che non siano necessarie: insomma, ci si riduce al minimo sindacale facendosi gli affari propri. E' qui che si capisce come e perchè sia nato il codice blu: « gli altri non possono capire cosa noi facciamo per così poco; non possono capire quanto noi rischiamo per così poco: noi contro di loro » .

Dal punto di vista umano è abbastanza facile capire questo concetto; non giustificare, ma semplicemente capire. Effettivamente gli agenti delle polizie locali vengono messi a trattare con la peggior categoria di persone in circolazione e, quando non rischiano la vita, c'è il pericolo che qualcuno torni a casa senza un occhio o un dito. Un semplice ubriaco armato di bottiglia può rappresentare per loro la perdita di un qualcosa, se non la morte. Senza contare poi le seccature burocratiche, composte da moduli su moduli, scartoffie varie, vagli, udienze, eccetera. L'intero marasma per poi arrivare ad avere un salario che non permette loro di svagarsi, di scaricare lo stress. Questo genere di situazioni ha molto meno peso in città mediamente popolate, mentre nelle metropoli, dove la gente è tanta e gli agenti sono pochi, il livello di stress si alza molto più facilmente. Mentre nelle città medio-piccole (insomma, sotto il mezzo milione di abitanti, esclusi i comuni nelle megacities (link) ) la vita costa meno, le case sono più economiche ed accoglienti, il lavoro non è a livelli di affaccendamento esasperante, gli svaghi sono più vari e costano di meno, i servizi sono più efficienti poiché non sovraccaricati, i livelli di tassazione sono più bassi, il tasso di crimine e disagio sociale è più basso, nelle città metropolitane si vive una situazione diametralmente opposta, quindi intuitivamente più logorante. Si può parafrasare la questione affermando che se ad un vice sceriffo basta una birretta in compagnia, un vigile di New York non può fare a meno di un paio di Xanax.

Passiamo ora alla vita politica. I più perspicaci avranno già dedotto che l'ambiente della polizia assomiglia molto a quello militare; l'osservazione è corretta. L'ermetico tessuto sociale interno sul quale si basano i concetti cardini dell'ambiente della polizia hanno un'origine molto simile a quella militare, quasi un rapporto fraterno. Di fatti le prime organizzazioni di polizia hanno avuto forma da una scissione con l'esercito dello stato; l'Italia, così come altri paesi Europei e non, ne è un esempio, malgrado da noi il divorzio della polizia dalle forze armate sia piuttosto recente. Negli Stati Uniti questa divisione è nata con il passare del tempo, prima negli stati dell'est e poi, successivamente, ereditata e trasmessa agli stati dell'ovest. Evito di dilungarmi in un excursus sulla storia degli Stati Uniti, do per scontato che tutti voi alla buona la sappiate.

Appurata la relazione tra l'ambiente militare e quello di polizia, si possono presto capire dei concetti conseguenziali che riguardano la vita politica della maggior parte degli agenti di polizia, come il maschilismo, l'omofobia, la xenofobia, il militarismo, il conservatorismo, eccetera. Insomma, si può dire che la maggior parte degli agenti di polizia sia repubblicana, un po' perchè si identificano nella categoria militare che ha fondato la nazione, un po' perchè chi indossa la divisa è così, e un po' perchè il partito rappresenta quello che sono.

Mi rendo conto che urge un veloce e poco dettagliato excursus. Possiamo dire che il sistema politico statunitense si basa sull'esistenza di due grossi partiti: i democratici, tendenzialmente liberali e più vicini al nostro centro-sinistra, ed i repubblicani, tendenzialmente conservatori e vicini al nostro centro-destra. I due partiti si può dire che sono agli antipodi: negli stati in cui governano i democratici, come la California, si stanno portando dei progressi sociali, come le moratorie alla pena di morte, un controllo più serrato (ma pur sempre americano) delle armi, i matrimoni gay, e via discorrendo, mentre negli stati a governo repubblicano, come il Montana o il Texas, ci sono ancora reati come l'adulterio, fenomeni di patriarcato, un controllo sulle armi più blando del normale, il veto a qualsiasi forma di tolleranza sociale, e cose così.

Leggi come l'Alabama HB 56 (link) sono l'esempio lampante del perchè gli agenti di polizia prediligono di gran lunga i repubblicani ai democratici. Spesso i democratici vengono identificati come "i buonisti", soprannome che devono ad interventi politici come l'Obamacare Act (link) o al DREAM Act (link), e quindi come coloro che ributtano in strada, curano e viziano il peggio della società, a discapito di chi lavora o "difende" l'America o lo stile di vita americano. L'indole conservatore imbeccato in accademia, poi, cozza completamente con le aperture sociali dei democratici, come la deghettizzazione delle minoranze di colore o latine, il riconoscimento dei matrimoni omosessuali ed il perseguimento di una politica migratoria più blanda. Quella che sembra piacere agli agenti di polizia è la risposta di destra, la risposta forte: « al diavolo i piagnucolii dei neri, sono tutti criminali che si azzuffano nel loro ricettacolo di gang di strada e droga; al diavolo le checce che si inculano tra di loro; al diavolo gli immigrati, delinquano a casa loro, non importiamo delinquenti; serve più ordine, più sicurezza » vi siete immedesimati? La risposta forte, da una politica forte, fatta da uomini forti che sanno come funziona il mondo « se il negro lo picchio prima, dando per scontato che sia un criminale, non può rappresentare una minaccia alla mia vita poi, no? » .

Esempio di questo si trova anche nello scenario nostrano, a due passi da noi. Come già alludevo prima, vi siete immedesimati? Nella situazione attuale è probabile di sì. C'è un motivo per cui qualche ministro della nostra repubblica usa travestirsi da poliziotto, spesso parlando da un palco o a cavallo di una ruspa urlando qualche cosa di cui tra un paio di anni ci vergogneremo. Chiaramente i politici statunitensi non si travestono come a carnevale, questa è una caratteristica esclusivamente nostrana e di qualche dittatura militare, ma il messaggio che trasmettono è analogo (link).

Bisogna ragionare soprattutto sul fatto che gli agenti di polizia statunitensi non sono esattamente delle perle. Analogamente a come accade per i reclutamenti militari in pieno stile americano, entrare a far parte delle varie polizie locali non è una cosa troppo difficile, e non richiede grandi titoli di studio. E' un lavoro prevalentemente manuale e si ha a che fare con la peggio gente per una paga modesta; chi ha possibilità più grandi, tenta un altro lavoro. Lavorare in polizia non richiede alcuna conoscenza specifica, nessun livello di cultura personale, ed è un lavoro di merda, sviluppato completamente in ambienti di merda, dove chi ha i galloni più farciti, indipendentemente dal livello d'intelligenza o dal bagaglio culturale, comanda in maniera autarchica e vessatoria. Quello della polizia è un ambiente quadrato, che non incentiva o da spazio ad uno sviluppo personale delle capacità intellettive. Non è un lavoro per figli di papà (categoria tendenzialmente presa di mira in certi ambienti), laureati, persone acute o benpensanti; bensì è una professione per ottusi, tarati e malpensanti; questo perchè gli insegnamenti all'accademia possano meglio aderire, e perchè le persone non troppo intelligenti fanno poche domande e non rimuginano troppo sul perchè delle cose. Insomma, si può parafrasare chiedendosi perchè un poliziotto percepisca un salario e non uno stipendio.

Anche se l'amministrazione di una città, contea o stato è a tendenza democratica, e quindi la leadership dell'agenzia di polizia è anch'essa dello stesso orientamento, la base del corpo è sempre a maggioranza repubblicana. A chi va in pattuglia non frega nulla dell'orientamento politico di chi comanda, resta sempre nella sua chiusura. Chi comanda un'agenzia di polizia spesso e volentieri ha fatto la gavetta nel medesimo corpo, ma il fatto di stagnare da tempo nella leadership in un ufficio al caldo, piuttosto che in una macchinina vecchia e brutta, contribuisce ad un ammorbidimento quasi radicale ed ad un disconoscimento di principi turboconservatori. Non sto dicendo che chi sale nella leadership e vi permane per un lasso di tempo più o meno lungo diventi un super liberale, ma che semplicemente diventa un politico, e che per conservare il proprio spazio e per ampliarlo (ad esempio venendo scelto come capo di quella data agenzia) è disposto ad abbozzare ad uno schieramento che più va di moda. Il capo della polizia di una città, ad esempio, lo sceglie il sindaco; se il sindaco è un democratico, e cerca un nuovo capo per la sua agenzia, perchè ostentarsi politicamente ostili?

La vita privata di un agente di polizia è prettamente legata al suo lavoro. Per questioni d'apparenza, alcune agenzie di polizia vietano ai propri dipendenti di frequentare nella sfera privata pregiudicati, ex criminali, tossici o alcolisti. A dire il vero, non c'è bisogno di scrivere una regola, questo è un atteggiamento standard per un ufficiale di polizia. Come abbiamo detto qualche paragrafo più su, gli agenti anche fuori dal lavoro tendono ad isolarsi da altre categorie di persone che non siano la propria; questo sempre perché si predilige frequentare coetanei che abbiano gli stessi problemi e che presentino gli stessi disagi dovuti alla pressione del lavoro. Insomma, ci si sente in famiglia, al lavoro così come in ambienti più informali.

Il rapporto con i famigliari, come abbiamo detto qualche paragrafo più su, spesso viene logorato dalla dura mole di lavoro che occupa il tempo dell'ufficiale dentro e fuori il turno di servizio. L'abuso di alcol, che è un fattore molto frequente, poi assesta un ultimo duro colpo alle relazioni di coppia, che spesso sfociano in molteplici divorzi. Non è raro trovare agenti di polizia con più matrimoni alle spalle o alle sedute degli alcolisti anonimi. Per carità, c'è anche chi riesce a zoppicare fino alla pensione con la stessa moglie e con un fegato non ancora da buttare, ma mi azzardo a dire che non è una cosa troppo ordinaria. L'insoddisfazione della vita personale, miscelata poi con la peculiare durezza delle condizioni lavorative, e tutti gli altri agenti stressogeni, danno vita ad un cocktail micidiale che sfocia in fenomeni più volte citati in questa guida, che inaspriscono ancora di più i già amari sintomi della sindrome da burnout.

Dunque si può concludere che anche nella vita privata un agente di polizia è, sostanzialmente, uno scoppiato. Spesso i meno duri viaggiano costantemente sull'orlo di una crisi di nervi, anch'essa peculiare all'ambiente in cui si trovano a lavorare. Con questo non intendo dire che si ha a che fare con una banda di schizzati, ma con gente fortemente provata da un lavoro che due giorni su tre richiede l'utilizzo della forza fisica, a contatto costante con persone potenzialmente pericolose e che possono causargli seri danni permanenti. In queste condizioni, protratte per anni ed anni, sfiderei chiunque a non sembrare un bruciato.




CAPITOLO VI
POLITICHE ANALOGHE, RAPPRESENTAZIONE E RELAZIONE



Le polizie locali statunitensi non sono viste di buon occhio da una grossa parte della popolazione. Questo atteggiamento di ostilità passiva trova origine nei numerosissimi strappi che le agenzie di sicurezza hanno assestato al rapporto di fiducia tra il corpo e la cittadinanza. L'apoteosi di questa serie di atteggiamenti di conflitto si ha proprio nella città degli angeli, in quella che viene comunemente chiamata la "rivolta di Los Angeles" del 1992. Il casus belli fu l'assoluzione in tribunale degli agenti di polizia che pestarono il tassista afroamericano Rodney King. L'evento fu così colossale che dovette intervenire la guardia nazionale dello stato della California, instaurando nella città la legge marziale. La città visse in uno stato di assedio perpetuo, diventando teatro di saccheggi, aggressioni ed omicidi a sfondo razziale. Non fu solo un duro colpo a tutte alle istituzioni democratiche della città, ma anche a tutte le agenzie di polizia statunitense, soprattutto dopo la promessa del presidente George H. W. Bush di fare giustizia per il caso di Rodney King. Altri eventi, come lo scandalo Rampart del 1998 e molti altri, non hanno fatto altro che girare il coltello nella piaga, peggiorando una situazione già di per sé complicata.

Ora, con l'avvento delle tecnologia, e soprattutto della distribuzione ad altissima scala dei dispositivi video, le agenzie di polizia locali tendono a cercare di apparire migliori di quanto non siano. Glik v. Cunniffe, del 2011, ha rappresentato ufficialmente la pietra miliare, oltre la quale si è aperta una nuova era per gli abusi della forza. Benché la sentenza non sia definitiva, la corte decretò che un agente di polizia possa essere ripreso nell'esercizio delle proprie funzioni. La decisione della corte, secondo alcuni osservatori, fu politica più che giuridica, atta sostanzialmente a non creare la possibilità di poter dire che il potere giudiziario fosse colluso con l'abuso della forza da parte delle polizie locali. Infatti la sentenza si basa una background piuttosto semplice: Glick, mentre passeggiava per Boston, riprese degli agenti della polizia dell'omonima città mentre - a suo parere - stavano eseguendo un arresto eccedendo con la forza; l'agente, tale Cunniffe, impedì all'uomo di continuare le riprese e lo arrestò proprio per quello. Nel 2017, poi, la mazzata finale arrivò con il ribaltamento della sentenza di Fields v. City of Philadelphia da parte del terzo circuito della corte d'appello degli Stati Uniti, che inizialmente aveva sfidato Glick v. Cunniffe sul fatto delle riprese, ma che poi finì per rinforzarla e legittimarla.

In epoca contemporanea è dunque rischioso perdere le staffe in pubblico, e sfociare impunemente in atti di violenza per un agente di polizia. In luoghi affollati è facile che qualcuno si armi del primo smartphone utile e metta tutto su YouTube, magari con un bel titolone ad effetto, tutto in maiuscolo. Poi i media, grazie ad internet, riprendono le notizie in fretta e, nel giro di una mezza giornata, gli atti di violenza finiscono sul telegiornale locale delle sei. Da quel momento, poi, si attiva tutta la macchina burocratica che ha come scopo non tanto quello di punire i colpevoli degli abusi, bensì quello di proteggere le immagini dei vari politici a capo di quella agenzia o di quella città. Mentre prima bastava appartarsi appena dalla pubblica strada, così, all'uscita da un vicolo, adesso se si vuole procedere con la mano pesante ci si deve scaltrire di più, scegliere luoghi isolati, o approfittare del favore delle tenebre.

Le agenzie di polizia in questo senso però si sono aggiornate: adesso usano gli stessi strumenti utili per distruggerli per promuoversi. Moltissimi, se non tutti i dipartimenti di polizia hanno i loro account sui social: girano video in cui giocano con i bambini delle comunità di colore, si riprendono mentre distribuiscono la pasta ai poveri e si fanno inquadrare ai vari gaypride, magari sfilando mano nella mano. Questo nel tentativo disperato di migliorare i rapporti con la comunità e cercando una forma di giustificazione, e sapete cosa? Funziona. I fan della polizia negli ultimi anni sono cresciuti, nella categoria degli appassionati di argomenti di nicchia, ben si intende. Con l'avvento delle body camere, poi, si è giocato un colpo da maestri: laddove prima c'era un video di un cittadino che registrava un abuso della polizia, adesso c'è un coraggioso agente che sopprime il crimine e salva le nostre comunità.

Adesso non sono i cittadini a mandare i video ai media, è direttamente la polizia che manda l'estratto della body camera ai telegiornali, per promuovere una figura più apprezzata del corpo. L'origine di questo fattore è passata inosservata, malgrado i risultati di questa nuova politica propagandistica siano apprezzabili anche da qua: basta digitare su YouTube 'police tribute', o 'police body camera' per accorgersi dell'insistenza con cui questi video vengono capillarmente trasmessi. Molti di voi non si accorgono che tutti quei filmati, o almeno le loro raw clips, vengono prodotti proprio dalle agenzie stesse, soprattutto le cinematic (link). La pubblicità è diventata un costo a bilancio, si investono soldi nell'immagine di un'agenzia di polizia, locale e non. Quest'ultimo fattore invita senza dubbio a ragionare sul quanto possa essere rischioso, per un agente, infangare la reputazione appositamente costruita dell'agenzia di polizia tramite le proprie azioni.

davide123
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Iscritto il: 29/08/2019, 11:02

Re: Estratto di sociologia poliziesca

Messaggio da davide123 » 18/09/2019, 21:10

Bastava chiedere a Simone, sicuramente sa già tutto è del settore lui
Ultima modifica di lennie il 18/09/2019, 21:31, modificato 1 volta in totale.
Motivazione: Flame, prossimo richiamo ed è ban per 1 mese.

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